Gli antibiotici sono alleati preziosi contro le infezioni batteriche, ma possono avere un effetto collaterale fastidioso: la diarrea da antibiotici. Per diarrea (da non confondere con “dissenteria”) intendiamo in genere almeno tre evacuazioni non formate al giorno ed è un disturbo che può comparire già nelle prime ore di terapia oppure fino a otto settimane dopo la fine della cura.
Il motivo per cui è possibile notare diarrea dopo una terapia antibiotica è l’alterazione dell’equilibrio del microbiota intestinale. In questi casi, come vedremo, alcuni batteri benefici si riducono, cambia la produzione di acidi grassi a corta catena e si modifica il metabolismo degli acidi biliari, con una perdita di “resistenza alla colonizzazione” che rende l’intestino più vulnerabile e soggetto a feci liquide, crampi e senso di malessere. Nella maggior parte dei casi si tratta comunque di una forma lieve e autolimitante, che tende a risolversi una volta conclusa o adattata la terapia.
Infine, è bene ricordare che la diarrea ha molte possibili cause (dalle infezioni alle intolleranze alimentari, oltre ai farmaci) ma quando compare durante o dopo una cura antibiotica, il ruolo della disbiosi intestinale è spesso il filo conduttore.
Con questo articolo, quindi, approfondiremo il ruolo degli antibiotici nella genesi di possibili episodi di diarrea, per poi proporre utili consigli per gestire al meglio questo disturbo.
Contenuti dell’articolo:
Perché gli antibiotici fanno venire la diarrea
Come già accennato, gli antibiotici restano fondamentali per curare le infezioni batteriche, ma possono rendere l’intestino più vulnerabile, soprattutto quando si usano farmaci a largo spettro. Queste molecole, infatti, agiscono su molti tipi di batteri e non si limitano a quelli che causano l’infezione.
Ecco quindi che il microbiota perde parte della sua varietà, si riduce la produzione di acidi grassi a catena corta che nutrono la mucosa e cambia l’equilibrio degli acidi biliari. Di conseguenza, l’intestino diventa meno capace di respingere i microrganismi opportunisti e possono comparire feci più liquide, crampi e la classica diarrea da antibiotici. L’intensità del disturbo dipende dal tipo di farmaco, dalla dose e dalla durata della terapia.
Inoltre, in alcuni casi, può entrare in gioco il Clostridium difficile, responsabile della colite pseudomembranosa, che richiede attenzione clinica. In linea generale, comunque, la presenza di febbre, dolore addominale importante, sangue o muco nelle feci e segni di disidratazione non va mai sottovalutata.

Diarrea da antibiotici: l’impatto sul nostro intestino e non solo
Gli antibiotici, da usare solo su indicazione del medico, sono essenziali contro le infezioni batteriche, ma possono indurre disbiosi, cioè un’alterazione dell’equilibrio e della varietà del microbiota intestinale. L’effetto è più marcato con le molecole a largo spettro, che coinvolgono comunità batteriche diverse e rendono l’intestino meno capace di mantenere la propria resistenza alla colonizzazione.
In questo scenario la mucosa perde parte del suo nutrimento, cambiano i segnali che regolano la barriera intestinale e i meccanismi difensivi si fanno meno efficaci. Ne può derivare la diarrea da antibiotici, spesso accompagnata da crampi addominali e talvolta da nausea, con il rischio di disidratazione soprattutto nei soggetti più fragili, come gli anziani.
Vale però la pena ricordare anche che il microbiota collabora con il sistema immunitario della mucosa intestinale, contribuendo ogni giorno a controllare i potenziali patogeni. Quando la disbiosi rompe questo equilibrio, alcuni microrganismi opportunisti trovano spazio. Tra i più rilevanti ci sono il C. difficile, che in condizioni normali può restare silente, e la Candida, componente del microbiota che può proliferare in modo anomalo dopo una terapia antibiotica.
Tra i farmaci più implicati nella genesi della diarrea da antibiotico ricordiamo:
- clindamicina
- fluorochinoloni
- cefalosporine
Inoltre, anche gli antibiotici per le infezioni intestinali o gli antibiotici per la diarrea del viaggiatore in forma moderata/grave (come azithromicina, ciprofloxacina e rifaximina) possono dare effetti gastrointestinali, inclusa la diarrea associata ad antibiotici.
Naturalmente, molecola, dose, durata e caratteristiche della persona possono influire sulla comparsa dei sintomi.
Ad ogni modo, nella maggior parte dei casi i sintomi tendono a migliorare alla fine della terapia, ma l’assetto del microbiota può impiegare settimane o mesi per tornare verso la stabilità ed è per questo che è essenziale supportare la flora batterica intestinale con strumenti adeguati.
Come intervenire: il ruolo dei probiotici per la diarrea
Quando compare diarrea durante una terapia antibiotica, la prima cosa che occorre fare è restare ben idratati. Il consiglio è quindi quello di bere spesso a piccoli sorsi. Allo stesso modo, mantenere un’alimentazione semplice con pasti piccoli e digeribili, evitando alcol e cibi molto grassi o piccanti è essenziale.
Accanto a queste misure, i probiotici possono offrire un supporto concreto al nostro intestino. L’evidenza scientifica indica che l’assunzione di probiotici in concomitanza con l’antibiotico riduce il rischio di diarrea da antibiotici*, con risultati migliori quando si inizia quanto prima, idealmente entro le prime 48 ore, e si prosegue per tutta la durata della terapia.
Il razionale è chiaro: i probiotici aiutano a sostenere l’equilibrio del microbiota mentre l’antibiotico fa il suo lavoro. In questo contesto, Vitalongum è pensato proprio per favorire l’equilibrio del microbiota intestinale grazie alla presenza dei 3 ceppi di Bifidobacterium longum microincapsulati e ai prebiotici che ne sostengono la sopravvivenza fino all’intestino.
È una formula quotidiana, ben tollerata, che si inserisce con naturalezza nella routine durante e dopo la terapia, con l’obiettivo di accompagnare l’organismo verso una regolarità più stabile e duratura.
*Goodman C, Keating G, Georgousopoulou E, Hespe C, Levett K. Probiotics for the prevention of antibiotic-associated diarrhoea: a systematic review and meta-analysis. BMJ Open. 2021 Aug 12;11(8):e043054. doi: 10.1136/bmjopen-2020-043054. PMID: 34385227; PMCID: PMC8362734.




