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La diarrea è un disturbo caratterizzato dall’emissione di feci morbide o liquide, spesso accompagnate da un aumento della frequenza delle evacuazioni.
La diarrea può dipendere da varie cause, come infezioni virali o batteriche, una disbiosi intestinale o l’assunzione di alcuni farmaci, ma anche dall’incapacità dell’intestino di tollerare specifici alimenti. In queste situazioni si parla di diarrea da intolleranze alimentari.
Le intolleranze alimentari più frequentemente associate alla diarrea sono quelle al lattosio, al fruttosio e al sorbitolo. In questi casi, la presenza di zuccheri non digeriti nell’intestino richiama acqua e aumenta la motilità intestinale, portando a diarrea improvvisa dopo mangiato.
Con questo articolo, dunque, ti spieghiamo come riconoscere la diarrea da Intolleranza alimentare e cosa fare in questi casi per gestire al meglio il disturbo.
Come riconoscere la diarrea da intolleranza?
In genere, nella diarrea da intolleranza, le feci assumono un colore chiaro (anche giallognolo), dovuto al transito accelerato dell’intestino e un odore acre e forte, causato dalla fermentazione degli zuccheri non digeriti. In particolare, questo è tipico soprattutto delle feci da intolleranza al lattosio.
L’evacuazione inoltre è frequente, ravvicinata e rapida, accompagnata da crampi e dolori addominali. La diarrea da intolleranza alimentare è quindi facilmente riconoscibile dalla consistenza liquida, quasi acquosa, e da sintomi concomitanti come gonfiore, gas e crampi.
Questi sintomi compaiono di solito entro poche ore dall’ingestione dell’alimento incriminato e il meccanismo è principalmente osmotico: i carboidrati non scissi, infatti, richiamano acqua nel lume intestinale e ne aumentano la motilità.

Infine, è importante sottolineare che, se si nota la presenza di sangue o muco abbondante nelle feci, febbre o perdita di peso (segnali poco tipici di una normale diarrea da intolleranza), è sempre fondamentale rivolgersi subito al medico per approfondire la condizione e individuare la terapia più adeguata
Quanto dura la diarrea da intolleranza
Come già accennato, la diarrea da intolleranza alimentare compare quando introduciamo nel pasto un alimento che il nostro intestino non riesce a digerire o assorbire correttamente.
Nei casi acuti di diarrea da intolleranza, la diarrea può insorgere entro poche ore (a volte anche minuti) dall’ingestione e provocare 1-3 scariche rapide. Dopodiché, tende a regredire se non reintroduciamo il cibo che ha scatenato la reazione. Questi episodi acuti, di solito, si risolvono entro 24-48 ore dall’ultima assunzione.
Al contrario, se consumiamo quotidianamente l’alimento non tollerato, le scariche possono persistere per settimane, configurando una diarrea cronica.
Infine, i sintomi possono iniziare anche alcune ore dopo il pasto, intensificandosi con il passare del tempo. Questo può succedere quando piccole quantità di alimento non tollerato vengono assunte più volte al giorno. In questi casi, l’intestino “accumula” sostanze fermentabili e scatena diarrea, gonfiore e crampi nelle ore successive.
I cibi o gli elementi che più comunemente generano intolleranza e diarrea, sono:
- lattosio (intolleranza al lattosio)
- grano e glutine (intolleranza ai cereali e celiachia)
- fruttosio e polioli (come l’intolleranza al sorbitolo)
Tuttavia, ogni persona può sviluppare intolleranze di diverso tipo, come l’intolleranza agli additivi dei cibi, al pomodoro o alla caseina del latte.
Quali sono i sintomi dell’intolleranza al lattosio, al grano, agli zuccheri?
Giunti a questo punto, abbiamo capito quando la diarrea può essere il campanello d’allarme di un’intolleranza e quanto a lungo può durare se continuiamo a mangiare l’alimento “trigger”. Ora però entriamo nel dettaglio dei sintomi specifici che caratterizzano le intolleranze più comuni — come quella al lattosio, al sorbitolo e al grano — per imparare a riconoscerle e intervenire in modo mirato.
L’intolleranza al lattosio è dovuta alla carenza dell’enzima lattasi e colpisce circa la metà degli adulti italiani e fino al 70 % della popolazione mondiale. Coloro che soffrono di intolleranza al lattosio, dopo aver ingerito latte, formaggi freschi o alimenti che contengono lattosio, possono sperimentare gonfiore addominale e flatulenza entro 30-60 minuti dall’ingestione. Possono poi seguire diarrea acquosa, crampi, talvolta nausea o vomito.
L’intolleranza al sorbitolo, invece, è causata dal sorbitolo, ovvero un dolcificante presente in chewing-gum senza zucchero, frutta e molti prodotti “sugar-free”.
In genere, se ne assumiamo più di 10g per pasto, l’intestino tenue non riesce ad assorbirlo del tutto. I residui di sorbitolo richiamano quindi acqua nell’intestino e fermentano, peggiorando i sintomi della sindrome dell’intestino irritabile (IBS), come gonfiore, gas, dolore e scariche diarroiche.
Infine, quando invece parliamo di “intolleranza al grano” è necessario distinguere tra 2 quadri clinici specifici:
- Celiachia (malattia autoimmune)
In questo caso, l’ingestione di glutine danneggia la mucosa intestinale e può causare diarrea cronica, malassorbimento, perdita di peso, anemia e stanchezza.
In questo secondo caso, invece, la sensibilità al glutine scatena gonfiore, dolore addominale e diarrea entro poche ore, ma senza un danno causato dalla risposta autoimmune. La diagnosi è ad esclusione, dopo test negativi per celiachia e allergia.

Quale può essere la causa delle intolleranze alimentari?
Quando parliamo di intolleranze alimentari, spesso ci chiediamo da dove nascano e perché, a volte all’improvviso, iniziamo a non tollerare più cibi che fino a ieri non ci davano alcun fastidio.
Le cause possono essere diverse. In alcuni casi c’è una componente genetica: per esempio, molte persone ereditano una minore capacità di produrre enzimi come la lattasi, responsabile della digestione del lattosio. In altri casi, un’infezione intestinale, l’assunzione di antibiotici o uno stato infiammatorio possono danneggiare la mucosa e ridurre temporaneamente questi enzimi.
Ma oggi sappiamo che, in molte situazioni, c’è un altro elemento che concorre alla genesi delle intolleranze alimentari: lo squilibrio del microbiota intestinale, quella complessa comunità di batteri “buoni” che vive nel nostro intestino e che svolge un ruolo fondamentale nella digestione e nell’assorbimento dei nutrienti.
Quando questo equilibrio si altera infatti — ad esempio dopo una dieta povera di fibre, periodi di forte stress, l’uso prolungato di farmaci o infezioni — il nostro intestino fatica a gestire correttamente alcuni alimenti. I batteri meno favorevoli prendono quindi il sopravvento e cominciano a fermentare in modo eccessivo gli zuccheri e gli altri nutrienti che restano non digeriti. È in queste situazioni che possono comparire i tipici disturbi come gonfiore, gas, crampi e diarrea da intolleranza alimentare, anche in chi non aveva mai avuto problemi prima.
Il microbiota intestinale, infatti, non solo ci aiuta a digerire meglio i cibi, ma è coinvolto in tantissimi processi che spaziano dalla produzione di vitamine fino alla protezione della mucosa intestinale. Quando la sua composizione si sbilancia, è quindi facile che compaiano reazioni indesiderate a certi alimenti.
Ecco perché, per gestire al meglio le intolleranze alimentari, non basta eliminare i cibi sospetti, ma è anche fondamentale prendersi cura del proprio microbiota, favorendone l’equilibrio e riportandolo al suo naturale benessere.
Quali sono i rimedi per la diarrea da intolleranza?
Se ti stai chiedendo “come posso fermare la diarrea da intolleranza?”, il nostro consiglio è quello di seguire un approccio a 360 gradi che parta dalla dieta e arrivi al riequilibrio del microbiota.
Per prima cosa, anche grazie all’aiuto di un valido Nutrizionista, può essere utile eliminare gli alimenti che scatenano i sintomi (come latte, sorbitolo, grano o qualunque altro cibo trigger). Questa pausa, che può durare qualche settimana, permette all’intestino di disinfiammarsi. Superata questa fase, è possibile inserire di nuovo i cibi sospetti a piccole dosi e in giorni distanziati. Se i sintomi non ritornano, puoi aumentare lentamente la quantità. Se invece tornano crampi e gonfiore, occorre fermarsi e consultare il proprio Medico per maggiori approfondimenti.
Inoltre, trattandosi di un disturbo che, come abbiamo già visto, è strettamente legato allo stato di salute dell’intestino e del suo microbiota, un aiuto importante può arrivare anche dagli integratori di probiotici.

Ma come scegliere i probiotici più efficaci per diarrea, dolore e gonfiore addominali? Quali sono gli integratori per la diarrea da intolleranza?
Occorre valutare diversi fattori, quali:
- la sicurezza dell’integratore probiotico
- la qualità e gli studi a supporto dei ceppi probiotici
- la capacità dei ceppi di arrivare vivi ed attivi al colon
- la sinergia tra i ceppi probiotici e gli altri ingredienti
I probiotici Vitalongum rispecchiano queste caratteristiche, essendo un probiotico di altissima qualità. Vitalongum, infatti, contiene tre ceppi microincapsulati di Bifidobacterium longum, prebiotici FOS, zinco, selenio e cinque brevetti di ricerca a supporto della sua formulazione unica e speciale.
La loro azione, quindi, può essere utile sia nella prevenzione dei sintomi che nel supporto al trattamento del mal di pancia da intolleranza, dato che favoriscono l’equilibrio della flora batterica intestinale, giorno dopo giorno.Inizia subito a prenderti cura della tua flora batterica, ripristina il benessere del tuo intestino e prova Vitalongum di Neobilive!




